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Seminario sulle battaglie per l’acqua dopo il voto referendario

SABATO 29 OTTOBRE 2011
ore 11.00 – 17.30
c/o Città del Sole – vico Giuseppe Maffei 18
NAPOLI

“Seminario sulle battaglie per l’acqua
dopo il voto referendario”

Il risultato referendario dello scorso giugno rappresenta un fatto storico. Ma, come è a tutti chiaro, la battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua è solo all’inizio. Con l’alibi della crisi finanziaria, i poteri forti nazionali ed europei spingono per proseguire sulla strada delle privatizzazioni. Mentre in tutti i territori si apre la fase del rendere concreti gli esiti del voto referendario.

Attac Italia propone una giornata seminariale

per approfondire i seguenti temi :

·       quale relazione fra crisi, politiche europee del patto di stabilità e beni comuni (introduce Marco Bersani);

·       come costruire le gestione partecipativa e democratica dell’acqua(introduce Fabrizio Valli)

·      con quali strumenti costruire vertenze territoriali su ripubblicizzazione acqua e tariffe (introduce Severo Lutrario)

Il seminario, naturalmente gratuito ed aperto a tutti coloro che sono interessati, è particolarmente rivolto alle attiviste e agli attivisti dei comitati per l’acqua.

E’ preferibile comunicare prima la partecipazione, scrivendo a : spazialtri@autoproduzioni.net

COME RAGGIUNGERE LA SEDE DEL SEMINARIO : http://g.co/maps/dsftz

www.attacnapoli.noblogs.org
www.attac.it

Durante la giornata sarà possibile acquistare il libro Come abbiamo vinto il Referendum di M. Bersani.  Ed Alegre. Info su sconti per i comitati

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Assemblea dibattito. Noi il debito non lo paghiamo!

martedì 25 ottobre · 17.00 – 20.00

Centro sociale Carlo Giuliani – Via Cesare Rosaroll 36, Napoli

Assemblea dibattito 

NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO

CONTRO LE POLITICHE NEO-LIBERISTE
CONTRO IL DIKTAT DELL’UNIONE EUROPEA E DELLE BANCHE

Interverranno:

GIORGIO CREMASCHI

ALEX ZANOTELLI

Militanti attivi nelle lotte sociali e politiche sul territorio napoletano

Contro le spese militari
Contro i tagli su diritti fondamentali come la saluta e l’istruzione
Per la difesa dei diritti del lavoro
Per la difesa dei beni comuni e la loro gestione pubblica e partecipata
Per la democrazia partecipativa

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A Salerno il sindaco Pd svende l’acqua ai privati. Sinistra e Libertà complice della privatizzazione.

di Raphael Pepe

A Salerno il sindaco Pd svende l’acqua ai privati. Sinistra e Libertà complice della privatizzazione.

Nonostante l’esito referendario e la netta vittoria dei SI (95%) alla gestione pubblica dell’acqua e contro i profitti sul bene comune più prezioso; nonostante la forte partecipazione alle urne da parte dei cittadini di Salerno (66%), ieri pomeriggio nella seconda città campana, in consulta è stata votata la cessione del servizio idrico integrato ad una società privata.

É proprio una giunta PD ad essere la prima d’Italia a consegnare il servizio idrico ad una società privata dopo i referendum e quindi a non rispettare la voce dei 27 milioni di italiani che si sono chiaramente espressi a giugno scorso.

Già nel febbraio del 1998, era stato il sindaco De Luca appena rieletto a trasformare formalmente l’allora municipalizzata in Società per azioni. Dal 2006, è di nuovo Vincenzo De Luca ad essere primo cittadino salernitano, e 13 anni dopo la trasformazione in Spa, ha fatto il passo successivo, la Salerno Sistemi Spa è stata ceduta dal Comune di Salerno alla Salerno Energia Spa, società di diritto privato che possiede quote di maggioranza in molte società per azioni in più settori. La Salerno Sistemi Spa diventa così una partecipata della Salerno Energia Spa. La società potrebbe essere usata molto facilmente dalla Salerno Energia per operazioni finanziarie di vario tipo, dato che il Comune ha rinunciato al controllo.

A Napoli, ad esempio tramite la net Service Spa, partecipata dell’Arin Spa, è stata acquistata la Marino Lavori Srl senza nemmeno che il Comune potesse intervenire sulla scelta. Ecco a che rischio viene esposta la Salerno Sistemi Spa, oltre ad essere soggetta più facilmente alla privatizzazione totale.

L’acqua salernitana è nelle mani di una grande holding, ha definitivamente smesso di essere considerato un diritto; è una merce a tutti gli effetti, uno dei mercati di questa holding.

L’atto di De Luca ci ricorda le scelte fatte da Rutelli che nel 1997, da sindaco di Roma, trasformava l’Acea in spa per cederne poi il 49% delle quote a Suez, Caltagirone e alla borsa di Milano. L’Acea era un’azienda speciale che forniva un buon servizio, oggi è una multinazionale presente in tanti mercati. É una multinazionale che pochi anni fa decise di investire nella telefonia mobile in Spagna insieme alla FIAT, senza condividere la decisione con il Comune di Roma, perse soldi pubblici perché l’investimento non andò a buon fine, e poi scelse di aumentare le tariffe dell’acqua per recuperare denaro perso.

Quello che Rutelli ha fatto in due anni e con la stessa giunta, De Luca lo ha fatto in 13 anni con giunte diverse.

Un altro dato da prendere in considerazione é che anche il consigliere di Sinistra e Libertà, Emiliano Torre, é complice di tutto ciò. Ha votato anche lui a favore della privatizzazione.

Non è la prima volta che il partito di Nichi Vendola è incoerente sulla questione dell’acqua.

Certo Sel ha aderito alla campagna referendaria sin dalla raccolta firma; ma in regione Puglia, la legge regionale votata non é quella che si era concordata con i comitati. Non si capisce bene in che tipo di azienda sarà trasformata “L’Acquedotto Pugliese Spa”, le società partecipate dovrebbero restare in mano ai privati, e la nomina del presidente del cda sarà cura del solo presidente della regione, cosa che potrebbe portare a giochi di potere e clientelismo. Come se tutto ciò non bastasse, Vendola rifiuta di rinunciare alla remunerazione del capitale investito non più previsto dalla legge.

Anche in regione Campania, l’anno scorso i comitati in difesa dell’acqua pubblica e promotori dei referendum sono stati traditi da Sel che sceglieva di far entrare il suo segretario provinciale Peppe De Cristofaro nel cda dell’Arin Spa.

In tutt’Italia, a livello locale, i processi di privatizzazione sono spesso avvenuti da giunte del PD, e anche dopo i referendum, la linea non è cambiata.

Preoccupante accorgerci che perfino chi pensavamo dalla nostra parte fa la stessa politica neo-liberista.

Ci tocca continuare la mobilitazione per difendere i beni comuni, per difendere il diritto all’acqua contro i profitti di investitori privati. Nello svolgere questa battaglia abbiamo contro di noi amministrazioni di centro destra e di centro sinistra.

Ci tocca difendere l’esito referendario con difficoltà, e difenderlo non significa difendere il diritto all’acqua, significa difendere la democrazia e la sovranità popolare. La voce dei cittadini non è vana e va rispettata.

 

Raphael Pepe

(Attac Napoli – Comitato Campano per l’Acqua Bene Comune)

Dibattito e commenti sulla pagina facebook di Attac Napoli

Posted in Associazione, General, No alla privatizzazione dell'acqua.


Ato3 Sarnese-Vesuviano: ecco come i sindaci hanno votato l’aumento delle tariffe dell’acqua

Di Raphael Pepe

Martedi 2 agosto, presso l’Hotel Holiday Inn a Napoli, alle ore 10, si é tenuta l’assemblea dei sindaci dell’Ato3 Sarnese-Vesuviano.

All’ordine del giorno, oltre all’aumento delle tariffe, c’era l’approvazione dei bilanci dell’Ato3 Sarnese Vesuviano per l’anno 2009; bilancio approvato senza che i sindaci avessero a disposizione tutti i dettagli, come ha fatto notare il sindaco di Cicciano. L’assemblea dell’Ato3, composta da sindaci, nel considerare una formalità l’approvazione di un bilancio ha tutte le caratteristiche del consiglio d’amministrazione di un’azienda privata, il che è preoccupante.

Continued…

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Nucleare: se lo conosci lo eviti. Una battaglia per il diritto al futuro

 

Nucleare: se lo conosci lo eviti

una battaglia per il diritto al futuro

Mercoledì 18 Maggio – ore 17.00

presso la “La città del sole” ,vico Giuseppe Maffei, 18 (nei pressi di S. Gregorio Armeno)
introduce
FRANCESCO MICCIO
Attac Napoli

intervengono

MARCO BERSANI Attac Italia
I veri interessi che si nascondono dietro il ritorno al nucleare

PHILIP RUSHTON Attac Napoli
Oltre le centrali: il nucleare militare

MICHAEL LEONARDI scrittore e attivista antinucleare USA
L’importanza di un movimento internazionale contro il nucleare

ANNA MARIA CICELLYN COMNENO comitato di Napoli –vota sì per fermare il nucleare
Quali alternative? La legge di iniziativa popolare sul solare in Campania
IL 12 E 13 GIUGNO AI REFERENDUM

1 SÌ per fermare il nucleare

2 SÌ per l’acqua pubblica

Posted in Associazione, Iniziative, No NUKE.

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Riappropriamoci dell’acqua con i referendum

di Raphaël Pepe*

 

Perché l’acqua deve essere pubblica?

Partendo da un principio molto semplice, capiamo perché la gestione del servizio idrico integrato da parte di un privato non puo essere efficiente.

Lo scopo di un privato è, per definizione, quello di fare profitti, e l’ingresso in un nuovo mercato é sempre quello di raggiungere quest’obiettivo.

Per quello che riguarda il servizio idrico, quando la gestione passa in mano ai privati, per fare si che ci siano questi profitti, c’è un conseguente aumento delle tariffe o un calo degli investimenti; il più spesso delle volte, entrambe le cose succedono.

In Italia le cifre parlano chiaro, quando nel 1990 l’acqua era pubblica in tutto il paese, si investiva circa 2 milliardi di euro all’anno per gli investimenti; nel 2010 si sono investiti solo 700 milioni di euro per la manutenzione della rete idrica, in vent’anni il calo degli investimenti è stato di circa il 65%; considerando che c’è una perdita d’acqua di circa il 40% non sono affatto dati positivi.

L’incremento delle tariffe, in molti casi è stato considerevole, basta pensare che a Latina, dopo l’affidamento della gestione alla multinazionale Veolia, le bollette sono aumentate di quasi il 400%.

Leggendo questi dati, ci si potrebbe domandare perché sull’acqua la privatizzazione abbia sempre delle conseguenze così clamorose e che ne sarà delle teorie liberistiche che presentano la privatizzazione come il primo passo verso la liberalizzazione e l’autoregolazione del mercato.

La risposta è semplice, con l’acqua la liberalizzazione del mercato non è possibile. Chi ottiene l’affidamento della gestione gode poi di un monopolio naturale perché la rete idrica è una.

Allora il privato, in assenza di concorrenti, non si preoccupa delle logiche di mercato, può applicare le tariffe che vuole, e anche se non garantisce un servizio di qualità non ha il rischio di perdere dei clienti, che in ogni caso non possono smettere di consumare un bene essenziale alla vita.

Ecco perché l’acqua è considerata dai grandi imprenditori e dalle lobby internazionali « l’oro blu » . Per chi vuole fare denaro, è forse uno degli investimenti più sicuri; ma in questo caso chi investe nell’acqua non garantisce più il diritto ad un bene essenziale, perché l’acqua viene considerata una merce qualsiasi sulla quale fare profitti.

 

Le società miste (pubblico-privato) o le Spa dette « pubbliche » rispondono sempre a logiche di mercato

Molto spesso c’è ambiguità sul tipo di gestione del servizio idrico, ci sono delle cosidette vie di mezzo, si parla ad esempio di Spa pubbliche o di società miste con partecipazione pubblica e privata. Ma ai movimenti per l’acqua pubblica, queste forme societarie non convincono, perché in entrambe i casi, sono società di diritto privato che rispondono alle logiche di mercato e prevedono i profitti sull’acqua.

Gli esempi di società miste in Italia dimostrano che molto spesso il pubblico influisce ben poco, e che queste aziende sono in mano ai privati.

A Roma, è l’ACEA che gestisce il servizio idrico integrato dal 1937. Nel 1998, il sindaco Rutelli ha trasformato questa società pubblica in Spa.

Oggi, il comune di Roma dettiene il 51% della società, un altro 25% se lo dividono Suez (multinazionale francese) e Caltagirone, e il resto è sul mercato, quotato alla borsa di Milano. Sull’acqua di Roma, c’è una forte speculazione, e viene messa ai totali rischi del mercato un bene prezioso che andrebbe considerato un diritto da garantire.

Qualche anno fa, i privati che gestiscono l’ACEA presero la decisione di investire all’estero senza nemmeno che il socio pubblico si fosse espresso sulla questione.

L’investimento, in una società di telefonia mobile, non andò a buon fine e da allora l’ACEA ha per la prima volta i bilanci in passivo.

Si è messo a rischio una società che gestisce l’acqua romana da più di 70 anni per invesire su nuovi mercati.

Ci sono altre società miste che in Italia considerano l’acqua come una merce qualsiasi.

Pubbliacqua Firenze Spa (che appartiene in parte all’ACEA) ha lanciato qualche anno fa una campagna chiamata « Salva la goccia » per sensibilizzare la gente su un consumo responsabile dell’acqua. La campagna è andata a buon fine, e i consumi sono diminuiti. Dopo un paio di mesi però, Pubblicaqua Spa ha aumento le tariffe del 9,5% per mancati introiti. L’anno scorso l’Hera Spa, società mista che gestisce il servizio idrico di Bologna, ha fatto la stessa operazione, aumentando le bollette del 4,5% per lo stesso motivo.

In Campania, nella quasi totalià dei comuni dell’ATO 3 Sarnese Vesuviano, è la Gori Spa, società mista, a gestire il servizio idrico. A Nola, è stato il Comune ad assumere le spese per lavori di rifacimento ed ammoderamento della rete idrica e fognaria. Gli investimenti fatti dal comune per la manutenzione delle rete idrica ammontano a circa un milione di euro, e la Gori Spa si rifiuta tuttora di effettuare un rimborso. In poche parole, abbiamo un caso in cui un soggetto privato, la Gori Spa, fa profitti sull’acqua, mentre il pubblico si deve addebitare per la manutenzione della rete idrica.

 

Due quesiti referendari per una gestione pubblica dell’acqua

Consapevoli della mal gestione da parte dei privati, molti comitati cittadini hanno avviato da anni una battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua. Si rivendica il riconoscimento dell’acqua come bene comune privo di rilevanza economica. Detto in altre parole, i comitati vogliono che il bene acqua sia considerato un diritto da garantire e non una merce sulla quale fare profitti.

Non vogliono più essere considerati clienti a chi si vende un servizio, ma cittadini ha chi si garantisce un diritto.

In Italia i movimenti rivendicano il ritorno all’azienda speciale per la gestione dell’acqua, un’azienda di diritto pubblico che non risponde alle logiche di mercato. Questo modello societario prevede che le tariffe non siano più soggette all’IVA; la contabilità dell’azienda deve essere trasparente e tutto il ricavato viene automaticamente reinvestito per la garanzia del servizio.

In Italia però la legislazione attuale non permette più la gestione pubblica dell’acqua e costringe gli enti locali a mettere ai rischi del mercato il servizio idrico integrato, affidandone la gestione a società per azioni, e soprattutto cedendo almeno il 40% delle quote ai privati.

In Europa invece si è avviato da anni un processo di ripubblicizzazione dell’acqua.

In Francia sono già una decina le città che si sono rifiutate di rinnovare l’affidamento alle multinazionali Veolia e Suez. Perfino nella capitale, dove le due società si dividevano il mercato da 25 anni gestendo l’acqua ognuna da un lato della città, il servizio idrico è stato affidato al comune, dopo che nel 2009 i parigini si sono espressi a favore della ripubblicizzazione con il referendum.

A febbraio, sono i berlinesi ad avere rifiutato la gestione privata con il referendum, e nei Paesi Bassi, la legge tutela tuttora gli enti locali per una gestione pubblica dell’acqua.

Considerando la situazione europea, capiamo che l’affermazione di Tremonti che sostiene che l’Europa ci impone di mettere l’acqua sul mercato è assolutamente falsa.

L’unica cosa prevista dall’Europa al riguardo, è che nel caso di un affidamento a società private, ci sia una regolare gara di appalto.

Per fare si che si possa avviare anche in questo paese un processo di ripubblicizzazione dell’acqua i movimenti per l’acqua pubblica hanno raccolto delle firme per proporre dei referendum abrogativi. Nel giro di pochi mesi, sono più di 1 400 000 firme che sono state raccolte in tutto il paese. In primavera, gli italiani saranno chiamati alle urne per pronunciarsi sulla gestione dell’acqua.

Con il primo quesito, si propone di abrogare l’art. 23Bis della legge 133/2008 e la sua modifica con la legge Ronchi del 2009 che impone di cedere la gestione del servizio idrico ai privati. Con il secondo invece si propone l’abrogazione dell’art.154/2006, provvedimento del governo Prodi, che garantisce alle Spa la possibilità di incrementare le tariffe del 7% per la retribuzione del capitale investito.

 

Una volta abrogate queste leggi, ci sarà la possibilità di avviare anche in Italia il processo di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e di tutelare i comuni in cui l’acqua è tuttora gestita da enti di diritto pubblico.

La coalizione sociale e politica che raggruppa associazioni laiche e cattoliche, le voci dell’ambientalismo, le realtà sindacali di base e confederali, il mondo associativo altermondialista, le esperienze del terzo settore, della cooperazione e dell’altra economia, le associazioni consumeristiche ha ben chiaro che su questa battaglia non si tratta solo di riappropriarci di un bene comune fondamentale.

Si scrive acqua ma si legge democrazia.

 

*Attac Napoli – Comitato Referendario Campano 2 SI per l’Acqua Bene Comune

26 marzo manifestazione nazionale a Roma. Per info partenze dalla Campania www.refacquacampania.blogspot.com

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Referendum acqua: per vincere abbiamo bisogno di tutta la vostra forza, organizzazione ed intelligenza

Car@ amic@ e simpatizzanti di Attac,

il referendum contro la privatizzazione dell’acqua e per una gestione pubblica e partecipativa è ormai alle porte! Una battaglia di civiltà che dura da anni e che finalmente è riuscita a coinvolgere l’intera popolazione italiana. Insieme ai quesiti sull’acqua ce ne sarà anche uno contro il nucleare, un altra questione cruciale per il paese.

Il Governo ci sta ostacolando in tutti i modi non accorpando il voto referendario alle elezioni amministrative. Lo fa perché sa che sull’acqua abbiamo già vinto la battaglia culturale e non vuole che i cittadini/e si esprimano democraticamente. Lo fa perché la vicenda dell’acqua è un paradigma: riappropriarsi socialmente dell’acqua contro la dittatura del neoliberismo che rende tutto merce ed elimina gli spazi democratici.

Il referendum per l’acqua sta invece costruendo spazi di democrazia altra e parla a tutti i cittadini/e di cittadinanza attiva e responsabilità.

Per vincere questa battaglia abbiamo bisogno di tutta la vostra forza, organizzazione ed intelligenza! Servono persone che facciano banchetti, organizzino incontri, facciano volantinaggi, diano una mano sulla rete internet, facciano video, foto e quante altre cose possono servire alla causa:
PORTARE 25 MILIONI DI PERSONE A VOTARE PER L’ACQUA PUBBLICA!

Per questo ti invitiamo martedì prossimo

15 marzo a P.zza Cavour 38 (presso la sede di ISF) alle ore 19.00

per approfondire in cosa consistono i referendum, quali strumenti abbiamo a disposizione, e sopratutto capire come ognuno/a di noi possa essere utile a questa battaglia di cività!

Possiamo vincere e solo uniti/e ce la faremo!

I compagni e le compagne di Attac Napoli

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Guerra dell’acqua di Cochabamba e la nostra

Nell’aprile del 2000 migliaia di persone scendono in piazza e marciano a Cochabamba contro il governo costretto a revocare la legislazione sulla privatizzazione dell’acqua e il contratto con la multinazionale Bechtel.

Nel settembre 1999 il comune di Cochabamba, la terza città della Bolivia, firma un contratto con l’unico concorrente in gara per l’appalto del servizio idrico: la compagnia statunitense Bechtel assume la gestione del servizio idrico.

In base al contratto, il consorzio riceveva per trenta anni la concessione della captazione, trattamento e distribuzione dell’acqua nel territorio comunale. La concessione dava alla società il monopolio assoluto su ogni fonte d’acqua nella municipalità, inclusi i pozzi privati.

In poco tempo, il prezzo dell’acqua venne triplicato, fu imposto l’obbligo di acquisto di permessi per accedere alla risorsa e addirittura un sistema di licenze per la raccolta dell’acqua piovana. Mentre le condizioni precarie delle reti idriche e fognarie non hanno subito alcuna operazione di mantenimento o miglioramento. La spesa media dell’acqua arrivo’ a toccare circa 12 dollari mensili, su un salario medio di 60 dollari.

Dopo un anno di gestione il 55% degli abitanti continuava a non avere accesso all’acqua.

Nell’aprile del 2000 centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a Cochabamba contro il governo, costretto a fare marcia indietro e a revocare la legislazione sulla privatizzazione dell’acqua.

Il contratto con la multinazionale Bechtel venne interrotto e il servizio idrico ripubblicizzato.

La vicenda, conosciuta come “Guerra dell’Acqua di Cochabamba”, ha assunto un alto valore simbolico nell’ambito delle lotte per la difesa dei beni comuni, dimostrando che la partecipazione popolare può portare ad esercitare una reale influenza sulle decisioni riguardanti la gestione della cosa pubblica.
Anche in Italia si sta svolgendo una “Guerra dell’acqua”. Da un lato Federutility, Veolia, Suez, e dall’altro milioni di cittadini con la voglia di vivere in un mondo dove non tutto è merce e l’unica legge è quella del mercato. Un mondo un po’ più democratico. Iniziando dall’acqua.

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Foto e video incontro sulla Tunisia 3 fabberaio 2011

Grazie a tutt@ per la partecipazione alla serata di ieri.

A questo link potete scaricare l’opuscolo sulla Tunisia che abbiamo distribuito. http://www.italia.attac.org/opuscolo_tunisia_attac_napoli.pdf

Ricordiamo che in vista della manifestazione del primo marzo a Napoli promossa dal Forum antirazzista della Campania , ci si vede  lunedì 7 febbraio dalle ore 16.00 alle 19.00 , presso la sede del centro culturale La città del sole (Forum delle culture), in vico Giuseppe Maffei, 18.

In quell’occasione si può discutere anche delle idee su Egitto e Tunisia che sono emerse durante l’assemblea di ieri.

Se vuoi collaborare con noi, proporre iniziative, sottoscrivere… non devi fare altro che contattarci inviando una mail a nap...@attac.org oppure tramite il nostro gruppo Facebook cliccando qui.

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La rivoluzione odora di gelsomino



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Finalmente liberi! È il regalo della rivoluzione che ci ha offerto il nostro popolo

Comunicato di RAID ATTAC/CADTM Tunisia

27 Gennaio 2011

Nel 1999, presentammo avanti l’autorità preposta la domanda per la costituzione dell’associazione RAID ATTAC / CADTM Tunisia. La risposta della dittatura non fu inequivocabile: usò tutte le forme di intimidazione, repressione e procedure poliziesche possibili ed immaginabili per ridurci al silenzio.

Malgrado questa palese negazione dei nostri diritti, nonostante fosse garantito dalla legge di questa stessa dittatura, e malgrado quello che abbiamo subito quotidianamente, abbiamo sopportato e sesistito. Mai ci siamo dati per vinti. La rivoluzione del nostro popolo non solo è arrivata per darci ragione, ma anche per rompere le nostre catene. La legalizzazione ed il riconoscimento di RIAD ATTAC / CADTM Tinisia è il regalo che ci ha offerto il nostro grande popolo.

A tutte e tutti gli amici e le amiche e le associazioni che hanno sempre appoggiato e difeso RAID ATTAC /CADTM Tunisia, a Tunisi, nei paesi arabi ed in tutto il mondo, e specialmente le reti di ATTAC e CADTM, un grazie di cuore, perchè senza il vostro appoggio non avremmo potuto resistere tanto tempo difronte a Ben Ali.

Il portavoce
Fathi CHAMKHI

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